SINOSSI
Il 26 gennaio 1967, Luigi Tenco canta Ciao amore, ciao sul palco di Sanremo e scompare quella stessa notte. Da quella data e da quella canzone prende avvio un attraversamento teatrale che mette in dialogo il passato e il presente, la voce di chi è partito e non è tornato con quella di chi parte e non sa ancora dove arrivare. In scena, Carmelo Crisafulli — attore nato in Sicilia, residente a Milano — espone la propria storia come campo d’indagine: la precarietà del lavoro, la distanza dal luogo d’origine, l’identità sospesa tra due mondi che faticano a riconoscersi. Ciao Amore è uno spettacolo sul corpo e sulla voce di chi resta in mezzo — tra Sud e Nord, tra ieri e oggi, tra sé stesso e ciò che il mondo si aspetta da lui.
NOTA
Luigi Tenco sale sul palco del Festival di Sanremo e canta di chi parte. Di chi saluta. Di chi non riesce a restare. Quella data è rimasta aperta come una specie di taglio nel tempo perché le parole di Tenco non parlavano solo di un certo amore che finisce, ma di un Paese che si separa da sé stesso, che si saluta senza saperlo. Ciao Amore nasce da lì. Non per raccontare Tenco, ma per attraversarlo. Per usare la sua voce come un dispositivo: uno specchio obliquo in cui guardare il presente.
Il lavoro dell’attore diventa così il materiale stesso dello spettacolo. Non come confessione né come autobiografia, ma come metodo: la vita esposta come campo d’indagine, il corpo come superficie su cui si inscrivono le contraddizioni di un Paese. Sul palco, Carmelo porta sé stesso, la Sicilia, Milano, i provini, i 38 centesimi sul conto corrente, l’incendio alla raffineria, le olive che non crescono sotto i tralicci dell’elettrodotto, senza mai stabilizzarsi in un’unica figura. È memoria e racconto, voce propria e voce collettiva. È il corpo di chi quella precarietà la vive, e il corpo di chi, quella vita, l’ha perduta.