Conferenza Tragicheffimera

9 AGOSTO 2021

Conferenza Tragicheffimera sui concetti ingannevoli dell'arte

Carullo-Minasi
da “La situazione dell’artista” di T. Kantor, “L’arte del Teatro” di G. Craig e “Ione” di Platone
di e con Cristiana Minasi
aiuto regia Giuseppe Carullo 

  cortile Calapaj-D’Alcontres
  cena + spettacolo 35 €
  info e prenotazioni 348.7967879

Note

L’attrice e il suo oggetto: prove semiserie di un tentativo d’azione.
Una non più giovane donna, iscritta da anni all’ufficio collocamento, riceve in omaggio dall’ente teatrale del comune di appartenenza un paio di ali molto ben confezionate con annessa rinnovata carta d’identità, intestata a nome della stessa con, alla voce professione, il titolo di attrice.
Il dono/riconoscimento rientra nelle operazioni di dismissione del teatro e dell’attigua costumeria a fini di mutazione dell’edificio medesimo in supermercato.
Le ingombranti, schiaccianti ali si avvicenderanno in scena mettendo in chiaro oltre che in “atto”, l’impossibile poco artistica impresa della non più giovane donna di spiccare il volo.
Nonostante tutto, manipolata dall’oggetto, proprio partendo dal limite in cui si ritrova immersa, la donna riconosce la propria, personale, poco burocratica direzione e ritrova il suo vero verso.

Perdere tutto significa ritrovare tutto. Cercare non fuori di sé, ma dentro di sé.
È performance/conferenza tragicomica intorno ai temi dell’uomo, dunque dell’arte, di quell’arte che prescinde da ogni inganno e che, per sua natura effimera, legittima ogni piega della vita.
È conferenza sulla gravità contemporanea, concetto ingannevole costruito dall’uomo contro l’uomo, pronto ad escludere ogni possibile ascesa. E’ manifesto d’arte. È manifesto di vita. E’ lezione di volo democratico.
È un percorso paradossalmente a ritroso, nell’illusione di maturare in una nuova ritrovata infanzia salvifica.

Non c’è niente di più bello, che farsi crescere le ali!Gli uccelli di Aristofane.
È conferenza impossibile intorno all’oggetto del respiro, chiamato anima, che può e deve percorrere la propria linea infinita a lei donata dai cieli del mondo. È il dna del nostro al di là, per il quale bisogna ci si metta ogni cura e scienza per tutto il tempo che ci vede di qua.
Prendendo in prestito l’immagine del Fedro di Platone l’anima, quando è in possesso delle ali, si dirige verso il cielo e lo percorre in tutta la sua estensione e domina il mondo dall’alto.
Quando però l’anima perde le ali precipita in basso e si afferra, nella caduta ad un corpo solido, pesante e inanimato, al quale conferisce il movimento: questo insieme di anima e corpo è ciò che viene chiamato mortale. La qualità di immortale non può essere illustrata in modo altrettanto preciso, tuttavia ci è ugualmente nota…

È dal limite che vien fuori l’opera d’arteT. Kantor

Spettacolo Vincitore del Premio E45 Napoli Fringe Festival 2013